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JAZZIT MAGAZINE DOWNLOAD INTERVIEW 

 

Un sound duttile e moderno e rigorose partiture in grado di dar vita a suggestive cangianti atmosfere verso il jazz del futuro.  

 

Space Between

di ALCESTE AYROLDI 

Le folate di vento fresco sorprendono quando il mare è fin troppo calmo. Ad agitare i flutti del mainstream piacione e sempliciotto o dell'abusato copia incolla, arriva il pianista e compositore siciliano che mette le mani nel suo ricco retroterra culturale fatto di tradizione ed innovazione. Un trio ad orologeria si muove senza sbavature su di un menabò fatto di ricerca, con armonie elastiche pronte a dilatarsi e rinsaldarsi attorno al drumming fremente e preciso di Salgarello, ed alla finezza ritmica di Ambrogini. La vena creativa di Figura è presente in tutti i brani e fa coppia con la sua facilità di movimento nelle strutture modali, anche con inflessioni funky e un tocco preciso e determinato. E vanno a nozze, in questo contesto, la voce accuratamente imprecisa e tagliente di Watkiss e la spigliata sonorità fluida, larga e tonda di Giuliani, che arrichiscono le melodie, sempre tenute a mente da Figura, macinate in un'improvvisazione acuta e solare che volge lo sguardo verso idiomi contemporanei ed un'espressività assai moderna.

 

Space Between 

di LUCIANO VANNI

Si respira un forte senso d’inquietudine in “Space Between” una sensazione di stringente tensione emotiva. Antonio Figura mette in scena quest’orizzonte espressivo nel breve e nervoso inserto psichedelico di ventiquattro secondi che apre il disco, Incipit. Segue la title-track, un ottimo esempio del pensiero di Antonio Figura: poche note, struttura armonica essenziale di tipo modale, pulsazione ritmica serrata, suono asciutto del pianoforte (che fa sentire in tutti i suoi dettagli la meccanica dello strumento), prassi esecutiva basata su un interplay in perenne tensione. A dire il vero “Space Between” è un album che offre un vasto insieme stilistico. Figura ottiene questo risultato facendo intervenire  l’altoista Rosario Giuliani in quatto brani e il cantante Cleveland Watkiss in due, alterando la cubatura timbrica della musica in scaletta, mettendo in risalto i groove ed un notevolissimo gusto improvvisativo al pianoforte (Speak Softly), sequenze ritmiche più articolate (White Shadows), temi lirici e un incedere per ostinati e pedali carichi di tensione (Cages) e vere e proprie canzoni cantate (Speak Softly, Baobab). Space Between potrebbe essere considerato un concept album per concezione e carattere. 

 

Il senso dello spazio di Antonio Figura 

di GERLANDO GATTO 

Tra le figure emergenti del piano-jazz italiano cʼè di certo anche il siciliano Antonio Figura. Con alle spalle un curriculum di tutto rilievo (tra lʼaltro è laureato in “Discipline Jazz e Storia della musica Afro-americana” presso il Conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze con una tesi sul Modern Jazz Quartet ) Figura ha di recente pubblicato il suo quinto album prodotto da “Headache Production” e registrato a Roma con la partecipazione di musicisti di vaglia quali Rosario Giuliani al sax alto, il vocalist inglese Cleveland Watkiss, Milko Ambrogini al basso e Michele Salgarello alla batteria. Un progetto molto caro a Figura che ha lavorato sodo per portarlo a compimento tenuto anche conto del fatto che i dieci brani presentati portano la sua firma, con Cleveland Watkiss autore dei versi di due pezzi. Ebbene in questo nuovo album Figura conferma le eccellenti doti già evidenziate nei precedenti lavori, in special modo in “Strong Place”. Il suo pianismo è sempre essenziale, scevro da qualsivoglia ricerca virtuosistica pur essendo sostenuto da una solida preparazione di base; anche dal punto di vista compositivo le sue pagine sono ben strutturate, con un preciso senso dello spazio come si evidenzia immediatamente nella “Title track”: il tema è disegnato, ma si potrebbe dire accennato, dal pianoforte di Figura sostenuto da Ambrogini e Salgarello e tutti e tre riescono a dare perfettamente il senso di cosa voglia dire il silenzio nella musica, di quale importanza abbiano le pause, di come si possa lavorare egregiamente per sottrazione. Certo, le ascendenze sono facilmente riscontrabili, da Paul Bley ad un certo Bill Evans, ma una cosa è aver studiato i grandi del passato, altra cosa è averli saputo interiorizzare per costruire un proprio linguaggio. E la sensazione, assai piacevole di ascoltare qualcosa di originale perdura per tutta la durata dellʼalbum, anche quando, come in “Speak Sogtly” interviene la magnifica voce di Cleveland Watkiss (che può richiamare Elvis Costello), o in “White shadows” il sax alto di Rosario Giuliani catturala nostra attenzione grazie al suo fraseggio sempre così articolato eppure sempre fresco, spumeggiante.

 

DUSTY GROOVE AMERICA

Beautiful sounds from pianist Antonio Figura – a player who's got a great sense of space here, and who really knows how to keep us waiting breathlessly for each new note! Figura's definitely of the Bill Evans school, but also has a more modern approach too – one that draws from a real 21st Century take on jazz piano – that sense of flow, and almost blocks of sound that we love in some other contemporary pianists too. We last heard Antonio on Schema records, but this set is far more personal and poetic – thanks to some key moments with guests Cleveland Watkiss on vocals and Rosario Giuliani on alto. Watkiss sings more jazz-based than in recent years – and Giuliani's alto has that soulful bite that always makes his appearances sound so great.

 

  

Strong Place

 di PIACENTINO 

"Il trentanovenne Figura è un pianista con caratteristiche ben precise e una personalità definita, che in questo magnifico album ha modo di esprimersi compiutamente. Anzi tutto, lavora per sottrazione e con un senso dello spazio da giardino zen, cioè con una marcata sottolineatura dei silenzi. In questo senso, il pianismo bop non pare avere lasciato che scarsissime tracce nel suo mondo estetico, dove semmai si riscontrano altre ascendenze: da Paul Bley, che è forse il riferimento più evidente, si va indietro fino a Bill Evans e, ancora più indietro, fino a Teddy Wilson. Inoltre, il percorso solistico usa brandelli di frasi melodiche e contiene una forte propensione verso gli accordi a due mani; come in Buenos Aires 1952, forse l'unico brano dove il tema è più facilmente percepibile. Infatti, il denso fascino di questa musica sta proprio nella vaghezza della sua poesia, che è fatta di tenui tinte ed è rivolta a un'interiorità "spinta", con il ritmo appena sottinteso. Al disco il contrabbassista Vicente Archer ed il batterista Kendrick Scott danno un contributo più intenso di quanto possa sembrare di primo acchitto: con un pianista di questo temperamento, del resto, la discrezione era una inevitabile scelta estetica". 

 

SOWETO KINCH

Antonio knows how to exploit the dynamics qualities of the piano, and he honors the space between the notes. He's achieved a truly timeless trio sound that really gives your imagination space to wander.

 

Strong Place 

di STEFANO DI IELSI

Registrato a New York negli System Two Studios di Brooklyn, Strong Place (2010) è il terzo lavoro discografico per Figura, che si è avvalso di musicisti del calibro di Kendrick Scott (percussioni) e Vicente Archer (contrabbasso).Per registrare i sette brani inediti di cui si compone questo lavoro il pianista siracusano ancora una volta ha scelto la formazione in  trio, ensemble che esalta particolarmente il suo stile pianistico. “Strong Place” è un lavoro meditato le cui atmosfere introspettive e a volte oniriche sono una caratteristica che accomuna ogni brano; la raffinatezza di fraseggi ispirati da un velato romanticismo conduce i temi musicali verso sonorità ricercate, nelle quali ogni singola nota ha una importanza speciale. La peculiarità di  Antonio Figura è nelle progressioni armoniche, che stravolgono i temi sviscerandone ogni aspetto ed esplorandone i lati nascosti... Strong Place è un lavoro maturo dal suono internazionale, da ascoltare in momenti diversi e digerire e metabolizzare lentamente, addentrandosi a piccoli passi nella filosofia musicale di un artista in rapida ascesa.

 

S.DENTICE 

In piano solo Antonio Figura cesella un playing velatamente crepuscolare, a tratti ipnotico, tensivo e profondamente narrativo, imperlato da alcune brillanti asperità armoniche”.

 

Guide all'ascolto

di GERLANDO GATTO

"Prosegue con successo, alla Casa del Jazz, anche questo nuovo ciclo di guide all’ascolto dedicato agli standard e condotto da Gerlando Gatto.

Ospite nella serata del 13 novembre il trio del pianista Antonio Figura con Francesco Puglisi al contrabbasso e Michele Salgarello alla batteria.

Dopo la sigla, “Estate”, eseguita da Michel Petrucciani, si è passati all’ascolto del primo standard in programma, “Time remembered”, e la serata è salita immediatamente di tono. Il brano di Bill Evans è infatti una delle pagine più sofisticate e preziose dell’intera letteratura jazzistica e ottima è apparsa la scelta di Gatto di far vedere un celebre video dello stesso Evans accompagnato da Eddie Gomez al contrabbasso e Marty Morell alla batteria. Come è nella natura della formula scelta dal conduttore, abbiamo riascoltato “Time remebered” in una esecuzione totalmente diversa, quella del Kronos Quartet, esecuzione davvero straordinaria per originalità e pertinenza.

Dopo queste due bellissime pagine era davvero difficile  esibirsi; eppure il trio di Figura ha affrontato la prova con giusto cipiglio meritandosi un lungo e convinto applauso; fin dalle primissime note, il pianista siciliano ha evidenziato uno stile del tutto proprio che, pur prendendo le mosse proprio da Bill Evans, ha saputo elaborare uno stile affatto personale.

E ben si capisce perché molti critici hanno sottolineato il fatto che Figura lavora spesso per sottrazione: in parole semplici, il pianista si guarda bene dallo scaricare addosso all’ascoltare una miriade di note (pur essendo in grado di farlo) e preferisce disegnare lunghe linee melodiche, con poche note, lasciando quindi all’ascoltatore il tempo di assorbire, assimilare ciò che va ascoltando.

E in questo senso ha trovato una particolare rispondenza nei compagni di viaggio con un Puglisi sempre preciso e propulsivo e un Salgarello superlativo anche con le spazzole. 

Così la serata è proseguita lungo binari di assoluta valenza con l’ascolto del primo original di Figura, “Terra del sole”, anch’esso ben gradito al numeroso pubblico. Di seguito un  altro splendido standard, “My foolish heart” di Washington e Young; dapprima lo abbiamo gustato in un video ancora con Bill Evans accompagnato da Larry Bunker alla batteria e Chuck Israel al basso, cui hanno fatto seguito l’esibizione del trio di Figura, che si è mosso secondo gli stilemi sopra illustrati, e la straordinaria registrazione di Carmen McRae del 1956.Quindi ancora un original di Figura, “White shadows”. 

La serata si è conclusa con una doppia esibizione del trio, “Virgo” di Wayne Shorter e il terzo original “Cages” tratto, come gli altri due dall’ultimo lavoro discografico del pianista “Space Between”. Particolarmente calorosi gli applausi di una platea entusiasta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

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